Kuala Lumpur – Port Dikson 104km/ Port Dikson – Melacca 74km/ Melacca – Batu Pahat 96km/ Batu Path – Johor Bahru 128 km

Qualche problema di linea ci ha impedito di scrivere e forse..anche un pochino di stanchezza. Stanchezza fisica. Vi avevo lasciati con Kuala Lumpur che ci é piaciuta tantissimo ma ci ha trovati stanchi e ci ha acciaccato con un caldo ed una umidità esasperanti. Dicono siano stati i giorni più caldi dell’anno e gli crediamo in pieno. Difficile camminare, difficile sentirsi in forze o non buttarsi dentro un bar a bere qualcosa di ghiacciato oppure ancora meglio rintanarsi nei centri commerciali con aria condizionata a tutta birra.
Abbiamo provato a girarla in bici, qualche ora ci siamo riusciti, ci siamo diretti ai bellissimi giardini botanici, ci siamo divertiti ad esplorare Little India e ad assaggiare ogni tipo di cibo nei posti più ‘locali’ possibile, Chinatown e quartieri abitati lontani dai grandi palazzoni ma, dopo qualche ora, anche noi abbiamo ceduto all’aria condizionata.


Enormi centri commerciali sfavillanti, anche questi fanno parte della vita a Kuala Lumpur e girellando tra corti interne e fontane, abbiamo potuto vedere un altro lato della città. Ma, sopratutto abbiamo conosciuto un personaggio che ci ha mostrato ‘altro’.
Tutto è successo per caso, cercando di capire dove collocare le nostre biciclette nei parcheggi sotterranei del piu grosso centro commerciale di Kuala Lumpur: ‘Pavillon’.
Ad un certo punto da una porta tagliafuoco è uscito un uomo, abbiamo chiesto dove fosse più sicuro e dopo tre secondi ci ha invitato a metterla dentro il suo magazzino, ci ha dato il suo biglietto da visita e ci ha detto “passate a trovarmi al mio bar/ristorante” quando volete le bici e magari vi faccio sentire un buon caffe italiano.
La proposta sembrava giá irresistibile, lo è sembrato ancora di più quando ci siamo presentati dopo varie ore ed abbiamo visto da lontano la macchinetta del caffè Illy.
Una gioia indescrivibile. Beh la faccio breve il gentile signore si chiama Hani Nassim non è italiano ma di Bagdad e gestisce tre locali di cui uno specializzato in cucina italiana con super caffè, cappuccini e chi più ne ha più ne metta.
Al di lá del fatto che ci ha offerto un caffe, una caprese ed un sandwich con la simpatia e la spontaneitá di un amico di sempre, ci ha regalato qualche ora divertentissima ed interessantissima. Con la sua ironia ci ha raccontato la sua vita a giro per il mondo, e la sua vita in Malesya, la sua esperienza con i malesiani, la sua vita in grattacielo e poi, dopo essersi assicurato che fossimo rifocillati, ci ha accompagnato a giro per il grattacielo a vedere cosa significhi vivere lì dentro.
Ci ha raccontato di cosa sia il desiderio di “uscire”, viaggiare e respirare. Ci ha raccontato i suoi progetti e ce li ha mostrati con una naturalezza e con una familiaritá che ci è piaciuta tantissimo. Abbiamo osservato Kuala Lumpur dal 28esimo piano di un grattacielo al quale si accede solo se residenti, abbiamo osservato quel mondo di formichine lontane, veloci ed instancabili con il vento tra i capelli, che in basso non arriva, e con i suoi racconti di giramondo in sottofondo. Divertente. Davvero divertente, interessante e CAFFE ILLY!!! Dopo mesi di astinenza!! 😝 Grazie Hani, ci hai fatto vedere qualcosa che non avremmo potuto vedere.
Un altro personaggio da mettere nella lista di quelli incontrati lungo il nostro viaggio, tasselli importanti.


Lasciata Kuala Lumpur abbiamo ripreso il lento pedalare verso sud, tanti chilometri. Le ultime tappe sono e saranno impegnative. Gli ultimi due giorni la strada non ha regalato grandi emozioni anzi, abbiamo dovuto affrontare strade abbastanza faticose in quanto trafficate. Livello di attenzione sempre alto. Abbiamo dormito in un hotel in una cittadina di mare, sembrava un posto disabitato, gestito da una strana coppia di cinesi..uno dei posti più assurdi del viaggio. Il pavimento è dissestato, pende tutto, anche le pareti, le inferriate sono a pezzi, austero, senza mobili e con ventilatori enormi e dondolanti ma con il mare a pochi passi. La doccia è un getto unico e spara a circa 2 metri dal muro, somiglia piú ad un massaggio shatzu ma : “ha il suo fascino” ci siamo detti, pur di non andare a girovagare in cerca di altro ed incuriositi dalla strana coppia.
Poi è arrivato il turno di Melacca, ce l’avevano descritta come ultima cittá storica malesiana, parliamone.
Sarebbe bellissima, con costruzioni portoghesi, abitazioni colonnate nei quali si nascondono chicche di altri tempi se solo non ci fossero cinesi ovunque. A volte ci domandiamo se siamo in Malesya o in Cina.
Comunque, a loro favore, possiamo dire che non sono come quelli con cui siamo abituati ad avere a che fare in Toscana, sono tutt’altro. L’atmosfera é gradevole e girellando tra le botteghe di artigiani si percepisce anche la presenza indiana.
Insomma una cittá malese, piena di cinesi ed indiani, a maggioranza musulmana ma dove preparano maiale come piatto forte..ci sono contraddizioni e mix alle quali non siamo abituati ma qui, convivono alla grande.
Un altro aspetto buffo è il malese, la lingua malese non appare troppo difficile da capire. In pratica il malese scritto equivale alla nostra pronuncia inglese delle parole inglesi. Dalle foto si capisce meglio. Esempio, Ice Cream lo troverete scritto: “AIS KRIM” ; soup lo troverete come “SUP”; Bicycle è “Basikal”.
Insomma, divertente.
Siamo ripartiti per raggiungere una cittadina abbastanza impersonale, stradoni, palazzi decadenti e troppi troppi cinesi. Siamo riusciti a scovare una ‘food court’ di arabi ed abbiamo assaggiato un piatto nuovo, abbastanza poco identificato, diciamo spaghetti in zuppa di verdure😝
Ma, Sopratutto un altro personaggio anzi due!!
Un sorriso contagioso e due ragazzi musulmani curiosi e ridanciani. Lui dice di essere stato salvato dall’alcool da lei che vuole sposarlo il prima possibile ma ama viaggiare con le amiche non con lui. Beh insomma, una bella coppia che ci ha scarrozzato a cercare un market per comprarci la colazione e ci ha mostrato il loro mondo. Lui è responsabile di uno stanzone dove organizza concerti punkrock, non so se avete capito sono musulmani ed organizzano concerti, ospitano cantanti da tutta Europa a cui permettono di cantare ed offrono ristoro.

Nessun velo, nessun pregiudizio, nessuno di quegli stereotipi stupidi che bloccano le menti di molti dei nostri ‘occidentali’. Erano curiosi, spontanei e divertenti. Una bella serata.
Giusta per avviarci verso il confine..
Eh si, siamo vicini. In questo momento a pochi chilometri da Singapore.
Abbiamo deciso di dormire a Johor Baruh, dopo 128 km che hanno segnato la penultima tappa.
Abbiamo scelto una topaia assurda, per chiudere in bellezza e per goderci una bella cena. Domani entreremo trionfanti a Singapore dove dovremo lavare le bici, trovare scatole per impacchettarle e prepararci a lasciare i pedali per il rientro alla vita normale.
Ma non ci voglio pensare adesso. Ho ancora qualche km da godere minuto dopo minuto. Respiro dopo respiro.

Ciao a tutti

Claudia e Filippo

Ps vi ricordate quel folle russo che trovammo lungo la strada? Quello che farà il giro del mondo a piedi…eravamo forse in Laos? Non ricordo fatto sta che lo abbiamo trovato di nuovo, le coincidenze sono assurde, era affamato e gli abbiamo dato un pezzo di ananas ed una banana. Abbiamo avuto la sensazione che fosse un pò piu confuso della volta scorsa, non parla inglese e ripete solo dove si dirige. Fatto sta che sorride e cammina a passo sostenuto. Una scheggia!! E poi dite a noi di essere folli..

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